20 gennaio 2026
Oltre le pareti: progettare spazi che comunicano e rigenerano
13 gennaio 2026
Non è "solo" uno studentato: il valore della bellezza nel progetto per UNISANNIO e ADISURC
Il Cantiere come Manifesto
L'immagine che vedete ritrae una fase cruciale del nostro lavoro. Non stiamo solo rifinendo una stanza; stiamo costruendo un’identità. La scelta di una parete iconografica — popolata da una griglia pop di musicassette colorate — non è casuale. È un richiamo alla memoria collettiva, alla creatività e al ritmo. Insieme ai baffle a soffitto dai colori primari, lo spazio smette di essere un semplice contenitore e diventa un luogo che "parla" a chi lo abita.
Perché la bellezza conta per uno studente?
La qualità dello spazio architettonico influenza direttamente il benessere psicofisico e la capacità di concentrazione. Progettare per i giovani universitari significa:
Stimolare il senso di appartenenza: Uno spazio bello viene rispettato e vissuto con maggior cura.
Combattere l'alienazione: Il colore e il design rompono la monotonia della routine accademica.
Creare comunità: Gli ambienti comuni smettono di essere zone di transito e diventano piazze vibranti dove scambiare idee.
archiattack: Progettare il Futuro
Con questo intervento per UNISANNIO e ADISURC, il nostro studio ribadisce una visione chiara: l'architettura per il diritto allo studio deve essere coraggiosa. La bellezza è un diritto, specialmente in quegli anni in cui si formano le menti che disegneranno il mondo di domani.
Il cantiere è quasi terminato, ma l'energia che sprigiona è già tangibile. Restate sintonizzati per vedere il risultato finale di questa trasformazione.
Quanto credete che il design del vostro ambiente di studio abbia influenzato la vostra carriera universitaria?
7 agosto 2020
Il mamozio c'è, ed è dentro di noi.
21 maggio 2017
Open! – Gli Architetti aprono i loro Studi al Pubblico
Il 26 e 27 maggio 2017, STUDI APERTI IN TUTTA ITALIA.
La manifestazione accomunerà idealmente tutti gli studi italiani in un unico grande evento diffuso su tutto il territorio nazionale nell’ambito del quale gli studi di architettura apriranno contemporaneamente le loro porte al pubblico
È un’occasione per far conoscere il mondo dell’architettura al grande pubblico e ai non addetti ai lavori. Lo scopo principale è quello di far conoscere le specializzazioni e gli ambiti in cui operano i singoli studi e di stimolare gli stessi architetti a promuovere il proprio lavoro e la propria attività. Questa manifestazione nasce comunque con l'idea di rappresentare nel senso più ampio l’intera categoria e non solo la singola attività professionale.
Per la prima volta viene proposta a livello nazionale per avvicinare l’architetto al cittadino e far comprendere l’importanza dell’architettura e della figura dell’architetto, rappresentato come colui che interviene sullo spazio di vita dell’uomo sia privato che pubblico.
[archiattack] aderisce con molto piacere all'iniziativa con un evento speciale presso il proprio studio il giorno venerdì, 26 maggio 2017, ore 18.00 presso il proprio studio in via Francesco Paga, 77 - Benevento
Partendo dal racconto realistico di un periferia italiana e dei suoi surreali abitanti affronteremo il tema della necessità e del valore della qualità del progetto architettonico. Il docu-film "Ritratti abusivi" di Romano Montesarchio descrive la vita dela comunità abusiva del Parco Saraceno rinchiusa in un luogo infinitamente degradato e senza tempo, da almeno dieci anni, tra miserie e illegalità, sospesa tra violenze quotidiane e il sogno di una vita normale. Come un ritratto corale e grottesco composto dai volti e dalle parole degli abitanti, il film segue le vicende e l'umanità di questa comunità estrema e dimenticata che non ha altro posto dove vivere se non questo piccolo luogo abusivo del sud Italia.
Il docu-film nasce a seguito della difficoltà del regista di raccontare il luogo attraverso la fotografia ed è stato presentato all'ottavo Festival internazionale del film di Roma nel 2013.
17 novembre 2016
È in uscita il volume di Raimondo Consolante "Benevento, architettura e città nel Moderno"
la Casa Editrice CLEAN, specializzata in architettura, ha in corso di stampa (uscita prevista entro il corrente mese di novembre) il volume di Raimondo Consolante "Benevento, architettura e città nel Moderno", con un’introduzione del professore Pasquale Belfiore, che racconta la storia della città di Benevento dal 1874, anno di fondazione della Villa Comunale, fino ai nostri giorni, attraverso le sue architetture e tutti i più importanti progetti urbanistici del Novecento (vedi Piani Piccinato, Piano Zevi ecc.).Il volume contiene una documentazione, selezionata, molto ampia, costituita da foto d’epoca, foto attuali, materiale grafico, scritti, che attesta il lavoro di tantissimi architetti e ingegneri, non solo beneventani, che hanno operato nella città e la hanno profondamente trasformata.
Il volume, in formato 21x28, pagine 256, oltre 500 immagini b/n e a colori.
www.cleanedizioni.it
17 marzo 2015
GOOD WOOD | IL LEGNO: Una nuova frontiera per l’edilizia | seminario formativo
Il Seminario, totalmente gratuito, si svolgerà il 27 marzo 2015 alle ore 14,30 presso la sede del Consiglio Provinciale a Caserta al Corso Trieste, 133, a cura della Commissione di Bioarchitettura dell’OAPPC di Caserta composta dagli architetti: Mario Belardo (Consigliere Referente), Patrizia Moschese (Presidente), Valeria Civitillo, Rosa di Fonzo, Mario Meola, Carmela Crispino.
Il legno come materiale da costruzione ha conosciuto negli ultimi anni una grande evoluzione: comfort abitativo, elevate prestazioni termiche, grande resistenza al sisma e al fuoco, forme innovative generate da metodi di calcolo e di produzione computerizzati.
Ma quali sono le caratteristiche e potenzialità del legno in architettura? Quali i sistemi costruttivi in legno tecnologicamente più avanzati, in grado di garantire comfort, sostenibilità e risparmio energetico?
Prestazioni e punti di forza: resistenza al fuoco e al sisma.
Docenti universitari, progettisti ed esperti accreditati illustreranno le best practices che sono alla base della progettazione di strutture in legno, efficienti e all’avanguardia.
Attraverso un linguaggio chiaro ed incisivo sono presi in esame gli aspetti salienti dell’argomento: le corrette strategie progettuali, gli aspetti tecnologici e prestazionali, la sicurezza e la normativa.
Obiettivo del Seminario è fornire risposte alle molte domande dei tecnici, aprendo così una finestra per osservare da vicino i vantaggi degli edifici con struttura in legno.
Potranno acquisire n. 5 Crediti Formativi tutti gli iscritti all’ Ordine degli Architetti PPC di qualsiasi provincia italiana che parteciperanno al Seminario.
27 gennaio 2015
Un nostro progetto al Klimahouse e al Made Expo 2015
La mostra multimediale presenta i progetti pubblicati sui due portali Ristrutturare onweb e Legno onweb, nel corso del 2014, in riferimento ai due settori su cui si sta evolvendo l'architettura e l'edilizia contemporanea: Ristrutturazione edilizia e Costruzioni in Legno.
SEDI MOSTRA
Klimahouse 2015 Bolzano - 29.01 / 01.02.2015
Made Expo 2015 Milano - 18.03 / 21.03.2015
OBIETTIVO
Mostrare come i progettisti in diverse parti del mondo hanno approcciato i temi della ristrutturazione edilizia e delle costruzioni in legno, in modo da fornire spunti riflessivi per i visitatori della Mostra sui due temi specifici.
MULTIMEDIA
n.2 Monitor LCD da 65 pollici per video con progetti di RISTRUTTURAZIONE EDILIZIA ED EDIFICI IN LEGNO, n.2 Touch-screen per Portali RISTRUTTURARE ONWEB, LEGNO ONWEB E DESIGN ONWEB
Il Libro
(OMAGGIO per i PROGETTISTI visitatori della Mostra)
CONTENUTO
Progetti visualizzati nella mostra, con indicati Progettisti, Tipologia e Descrizione con articoli di approfondimento, Spazio Aziende + Patrocini Ordini professionali Architetti e Ingegneri
DIMENSIONI
21 x 21 cm
N. PAGINE
80 pagine
5 agosto 2014
UTOPIA URBIS / la città come utopia per eccellenza
Dal 18 al 24 luglio 2014 presso la Corte Catalana di Palazzo Pinto si è svolta una interessante serie di eventi, talk e incontri sul tema dell'utopia.
Una occasione per riflettere sull'utopia costruita della città con un approfondimento particolare sul tema dello spazio vuoto urbano.
L'eveto nasce nell'ambito di una rete europea di eventi culturali dedicati al tema dell’Utopia partitendo dalle teorie di Tommaso Moro sull’isola di Utopia – dal greco ‘luogo felice e/o inesistente’- e quelle di Michel Foucault sulla nave come eterotopia – ‘spazio altro eppur connesso alla realtà’.
Queste teorie sono state poi declinate sulla struttura della città di Salerno, considerando la Corte Catalana di Palazzo Pinto come luogo d’elezione da cui sviluppare nuove riflessioni sull’essenza della città.
Attraverso l’installazione di una grande lanterna, lo spazio vuoto della Corte Catalana viene amplificato nel suo significato e messo in relazione con tutti gli altri spazi vuoti della città, quella rete fatta di strade, giardini, corti, piazze, su cui si fonda l’idea più autentica della vita urbana.
La lanterna, progettata a partire dalle geometrie della Corte Catalana, sottolinea l’esperienza urbana di un vuoto che si disvela attraverso un percorso. La lanterna illumina lo spazio e accoglie le persone, nascondendole per un attimo alla vita cittadina e consegnandole a un mondo parallelo fatto di silenzio e astrazione. Questo passaggio delicato, graduale, mediato da una struttura leggera fatta da pareti di velo, è il simbolo fisico dell’esperienza dell’utopia della città: invita a guardare in alto verso il cielo disegnato dai confini della corte, segnalando così un vuoto fatto di relazioni e desideri da cui la città è nata, vive e si rinnova ogni giorno.
Utopia Urbis è nata dalla collaborazione di quattro giovani studi di architettura salernitani: Amor Vacui Studio, Laboratorio di Progettazione Ferrara, Ghelostudio Architettura, Project 2.0.
Iniziative del genere ci ricordano che c'è sempre più bisogno di architettura.
24 agosto 2013
La LIVING ARCHITECTURES MARATHON fa tappa a Salerno

LIVING ARCHITECTURES MARATHON è il tour che dal 27 giugno al 20 settembre 2013 presenterà al pubblico italiano “Living Architectures”, la serie di cinque film di Ila Bêka e Louise Lemoine che racconta in modo sorprendente la vita di opere di architettura firmate da alcuni dei più celebri architetti del nostro tempo: Rem Koolhaas, Richard Meier, Frank Gehry, Renzo Piano, Herzog & De Meuron.
Una “maratona” per scoprire in una maniera nuova e originale la grande architettura, e che attraverserà il MAXXI di Roma, la Triennale di Milano, il Centro Pecci di Prato, il Mart di Rovereto, Casa Cavazzini di Udine, e anche Salerno, con proiezioni presso il Museo Archeologico Provinciale e l’ex chiesa di Santa Apollonia.
LIVING ARCHITECTURES MARATHON A SALERNO | PROGRAMMA
- 31 agosto, h 19.30, Museo Archeologico Provinciale di Salerno
GEHRY’S VERTIGO
[lingua: spagnolo sub: inglese; 48 min]
ospite: Margherita Guccione, Direttrice MAXXI Architettura, Roma + visita guidata all'architettura e al restauro del Museo - 3 settembre, h 20.30, Santa Apollonia
INSIDE PIANO
[lingua: italiano/ multilingua sub: inglese; 99 min]
ospite: Giovanni Menna, Università degli Studi di Napoli Federico II - 6 settembre, h 20.30, Santa Apollonia
POMEROL, HERZOG & DE MEURON
[lingua: francese sub: inglese; 51 min]
ospite: Andrea Maglio, Università degli Studi di Napoli Federico II - 10 settembre, h 20.30, Santa Apollonia
XMAS MEIER
[lingua: italiano; 51 min]
ospite: Davide Tommaso Ferrando, Zeroundicipiù/ Il Giornale dell’Architettura - 12 settembre, h 20.30, Santa Apollonia
KOOLHAAS HOUSELIFE
[lingua: francese sub: italiano; 58 min]
Marco Brizzi, Image/ Curatore di Living Architectures Marathon.
L'ingresso a tutte le proiezioni, compresa la proiezione al Museo, è gratuito.
L'evento è a cura di Amor Vacui in collaborazione con Fonderie Culturali.
Con il Patrocinio di: Comune di Salerno, Provincia di Salerno, Ordine degli Architetti di Salerno.
17 luglio 2013
Post-Quake Visions | ripensare i vuoti generati dal sisma
Il concorso Post-Quake Visions, è un progetto di ricerca che, in collaborazione col Comune di Crevalcore, la rivista di architettura The Plan, l'Università di Bologna ed alcuni nomi di prestigio quali Shigeru Ban Architects, vuole proporre ai giovani progettisti under 35 un’occasione di ricerca concreta e di inestimabile raffinatezza.
Post-Quake Visions invita gli appassionati d’architettura a ripensare i vuoti generati dal sisma che ha colpito il nord Italia nel 2012 quali occasioni atte a rivitalizzare l'antico centro storico della cittadina medievale Emiliana di Crevalcore in chiave culturale ed economica, al fine di generare possibilità d’utilizzo fino a ieri impensabili od inesplorate.
La ricerca vorrà leggere nelle ferite inferte dal sisma vuoti utili all’innesto di architetture e dispositivi architettonici capaci di sintonizzare gli antichi centri storici su frequenze contemporanee fatte di temporalità, leggerezza e personalizzazione della fruizione.
maggiori info su:
www.youngarchitectscompetitions.com/
www.facebook.com/youngarchitectscompetitions
7 giugno 2013
cinema e architettura | PINA di Wim Wenders | Spazio alle emozioni
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| | PINA di Wim Wenders | |
PINA di Wim Wenders è un film che parte da lontano, e che condensa in sé le esperienze e le vicende del regista, della coreografa ed anche dei luoghi in cui sono ambientate le scene del film che sono state girate in luoghi reali.
Wim e Pina si conoscono la prima volta nel 1985 a Venezia. Wenders non aveva mai seguito il balletto, lo trovava estraneo ai suoi interessi, ma a Venezia c'era una retrospettiva sulla coreografa tedesca e fu solo per l'insistenza della compagna di Wenders che egli si trovò ad assistere ad uno spettacolo della Bausch. Egli accettò, disse, per educazione di vedere Cafè Muller, spettacolo nel quale danzatori bendati si muovono in una scenografia realizzata con decine di sedie nere. Wenders racconterà anni dopo di essersi ritrovato, alla fine dello spettacolo, inchiodato alla poltroncina di velluto rosso del Teatro La Fenice con gli occhi gonfi di commozione. Fu così che volle conosce Pina e in quel loro primo incontro lui la inondò di parole e si lasciò scappare l'idea di fare un film insieme. Un film che sarebbe arrivato quasi vent'anni dopo.
I loro destini si erano già incrociati a Wuppertal nel 1973, quando Pina Bausch cominciò a dirigere il Wuppertal Ballet, trasformandolo presto nel Tanztheater Wuppertal, dove i gesti delle coreografie nascevano dal contributo personale dei ballerini, che venivano interrogati sul loro vissuto e chiamati a scrivere una lingua nuova: con il corpo, con l'abito "civile" anziché il costume di scena, con la nudità, con la parola. L'allora giovane regista invece a Wuppertal girò molte scene di Alice in der stadten (Alice nelle città), in cui il tema della città viene visto come occasione di un viaggio altro, dove non solo si guarda e si commenta ciò che scorre davanti agli occhi ma si partecipa in qualche caso alle realtà più vive che si incontrano, mantenendo sempre uno sguardo attivo, pronto a commuoversi, lasciandosi rapire da certe realtà sociali ed esistenziali più problematiche, coinvolgenti, di grande impatto emotivo.
Nessuno dei due era alla prima esperienza, ma in pratica il momento di svolta delle loro carriere giunse nello stesso periodo e nello stesso luogo, e tanti erano i punti di contatto: una forte messa in discussione della cultura precedente, ricerca artistica di reinvenzione necessaria e di assoluta libertà creativa, l'ispirazione neorealista ma profondamente psicologica. E poi, ancora, il viaggio goethiano alla scoperta dei luoghi del mondo e la fortissima connotazione pittorica.
La scelta di Wenders di girare a Wuppertal nel 1973 è da legare ai suoi ricordi d'infanzia, quando dalla non lontana Dussendolf andava a vedere il “tram volante”, il treno sospeso vecchio quasi come la storia del cinema (venne costruito nel 1901). Tornare a girare negli stessi luoghi a distanza di quasi quarant'anni ha certamente a che fare con la memoria e con l'idea che i luoghi delle città assumono un ruolo da protagonista nella vita come nel cinema. L'architettura, le città e i luoghi a suo parere dialogano con noi ininterrottamente.
“Pensiamo di essere gli unici a parlare, ma io sono convinto che ci sia uno scambio: i luoghi ci danno energia, sensazioni, ricordi, creano situazioni in cui possiamo lavorare, rilassarci, sentirci bene o male. E per come la vedo io, questa è una forma di dialogo. Le città influenzano le nostre azioni e i nostri pensieri, i nostri atteggiamenti e, persino, il nostro comportamento sociale: ci influenzano più di quanto, probabilmente, siamo disposti ad ammettere.”
Wim Wenders
23 maggio 2013
FRAMES / incontri di cinema e architettura
Amor Vacui è lieto di presentare FRAMES/ incontri di cinema e architettura. Il cineforum si articola in sei incontri che si terranno ogni martedì e giovedì dal 28 maggio al 13 giugno 2013. Il vernissage è previsto martedì 28 maggio presso il MARTE Mediateca Arte Eventi di Cava de’ Tirreni; gli altri film saranno invece proiettati presso il Complesso Monumentale di S. Sofia nel centro storico di Salerno.
Attraverso la visione di sei film FRAMES/ incontri di cinema e architettura intende indagare alcuni aspetti legati all’architettura e allo spazio. Ogni appuntamento è dedicato a un tema particolare: il paesaggio, la città, l’architettura industriale, la casa e l’arredamento, la figura dell’architetto e il suo lavoro.
Ogni film sarà affrontato con l’aiuto di un ospite proveniente dal mondo dell’architettura e dei media: esperti e studiosi presenteranno i film e intesseranno un dibattito conclusivo con il pubblico.
[archiattack] presenterà il film Pina di Wim Wenders il 6 giugno 2013, ore 20.30.
PROGRAMMA
-- VERNISSAGE: MARTE Mediateca Arte Eventi, Cava de’ Tirreni. Ingresso: 5€ con drink card
_28 MAGGIO MARTEDÌ ORE 20.30
La città inaspettata
INTO PARADISO
2010, Italia, 104 min, regia: Paola Randi, con Peppe Servillo e Gianfelice Imparato [lingua: italiano]
Ospite: Fabrizia Ippolito, II Università degli Studi di Napoli
-- PROIEZIONI: Complesso Monumentale di S. SOFIA, Salerno. INGRESSO GRATUITO
_30 MAGGIO GIOVEDÌ ORE 20.30
Un secolo di architettura
OSCAR NIEMEYER. LA VITA E' UN SOFFIO
2007, Brasile, 89 min, regia: Fabiano Maciel [lingua: portoghese, sott: inglese]
Ospite: Andrea Maglio, Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’
_4 GIUGNO MARTEDÌ ORE 20.30
La casa come protagonista
SLEUTH
2007, USA, 86 min, regia: Kenneth Branagh, con Michael Caine e Jude Law [lingua: italiano]
Ospite: Ramon Rispoli, BAU Centro Universitario de Diseño de Barcelona
_6 GIUGNO GIOVEDÌ ORE 20.30
Spazio. Musica. Movimento.
PINA
2011, Germania, 106 min, regia: Wim Wenders [lingua: sott: italiano]
Ospite: Piergiorgio Romano, [archiattack] Benevento
_11 GIUGNO MARTEDÌ ORE 20.30
Paesaggi dell’anima
DESERTO ROSSO
1964, Italia,120 min, regia: Michelangelo Antonioni, con Monica Vitti e Richard Harris [lingua: italiano]
Ospite: Elisa Poli, Cluster Theory/ Università degli Studi di Ferrara
_13 GIUGNO GIOVEDÌ ORE 20.30
L’uomo dietro l’architetto
QUANTO PESA IL SUO EDIFICIO, MR. FOSTER?
2012, UK-Spagna, 100 min, regia Noberto L. Amando e Carlos Carcas [lingua: inglese, sott: italiano]
Ospite: Antonio Lavarello, SPLACE/ Università degli Studi di Genova
22 aprile 2013
architettura e fumetto: un dialogo
In un pomeriggio beneventano come tanti, Architettura e Fumetto si incontrarono e cominciarono a parlare… E ne venne fuori un confronto niente male. “Un dialogo tra due arti che lavorano con lo spazio e il tempo per creare mondi nuovi e immaginari”.
A raccontarcelo: un ingegnere appassionato di fumetti e un architetto, ovvero Antonio Furno, volto ormai noto nell’ambito di Bn.Comix (con una rubrica sul Vaglio.it), e Piergiorgio Romano, progettista presso lo studio [archiattack].
Perché un fumettista è anche un po’ architetto e perché un architetto è anche un po’ fumettista? Sullo sfondo di questo interrogativo, la città contemporanea.
Il fumetto nasce per raccontarla e fondamentalmente l’architettura anche. “Si tratta quasi dello stesso mestiere – ha esordito Piergiorgio Romano, – immaginare, creare nella mente lo scenario urbano, interpretarlo, pensare e vedere le persone all’interno degli spazi, con le loro storie e le loro esigenze; è un processo comune”. Antonio Furno, con la sua tipica passione, ha mostrato una serie di fumetti e disegni che hanno centrato il bersaglio della serata. Ma una premessa è stata quasi obbligatoria, in un luogo di architetti: “Sono un ingegnere, il ‘nemico’, ma è grazie alla mia fonte personale, mia moglie, architetto, che da sempre bazzico nel mondo dell’architettura e leggo i fumetti con occhio critico in questo senso”.
Furno è partito con un elenco di fumettisti/architetti (Hergè, Mobius, Eisner, Ross), creatori di mondi le cui strutture, città, spazi sono i personaggi principali delle loro storie. Progetti di palazzi e città meticolosi, bozzetti a dimostrazione del fatto che un grande fumettista è così che lavora. Immaginando, studiando, elaborando studi preparatori. Come quelli di Magnus (Roberto Raviola), caratterizzati da un curatissimo livello di dettaglio e di tecnica. E poi Antonio Furno è andato più nel dettaglio, costretto nel poco tempo (non gli basterebbero giornate intere), raccontando i protagonisti scelti di questo dialogo. Ha mostrato il casermone popolare di Katsuhiro Otomo in Domu (notare l’assonanza con domus), gli spazi urbani dei New York Drawings di Adriane Tomine, genio della strutturazione essenziale ma efficace. Ha raccontato di Asterios Polyp, architetto teorico, razionale che progetta e non costruisce, nato dalla matita di David Mazzucchelli; della sua vita (e della sua casa fredda, canonica, piena di oggetti di design) prima di incontrare Ana, folle scultrice del tutto irrazionale; e della sua vita (e della sua casa, riprogettata, in cui tutto è sconvolto e pure il tavolino è messo sottosopra), dopo l’amore.
Un momento speciale è stato dedicato a Chris Ware e a Building Stories (Storie di costruzioni o Costruzione di storie?). E’ un fumetto. Anzi non è un fumetto, è un oggetto. Strano. Sembra un gioco da tavola. Tutto è progettato nel dettaglio, anche sulla fascetta ci sono istruzioni. All’interno ci sono quattordici elementi, tutti di formato diverso, libretti rilegati, spillati, un grande tabellone, piccole strisce, un elemento in formato giornale. Sul bordo laterale della copertina poi, il fumetto più piccolo del mondo. Si tratta della storia di un palazzo di Chicago e dei suoi abitanti: una donna di cui non si sa il nome, una coppia con problemi matrimoniali e una vecchietta proprietaria dell’edificio. Ma il vero protagonista è lui, il palazzo. Ware lo ha prima costruito e poi ci ha messo dentro le persone.
A chiusura dell’intervento, Sin City, la città del peccato di Frank Miller. Antonio ha sottolineato una serie di dettagli cruciali della storia: scala, porta, finestra (più architettura di così, non si può).
A rispondere è toccato poi a Piergiorgio Romano. “Non si può prescindere dalle persone che vivranno lo spazio. Si parte da loro e dalle loro storie per far venire fuori un buon progetto”. A lui il compito di mostrare i lavori di una serie di architetti che hanno utilizzato il linguaggio dei fumetti per le proprie realizzazioni e per comunicare al maggior numero di persone possibile. Dividendo il percorso in più fasi, è partito dal “catturare l’idea di progetto” e quindi penna, matita, foglio: cercare di condensare in uno schizzo immediato un’idea. Ha mostrato il quaderno degli appunti di Sou Fujimoto e i dettagli tecnici di tre architetti belgi De Vylder, Vinck e Taillieu. E la città immaginata di Le Corbusier che ha presentato uno scenario che si fa fatica a distinguere da quello di un fumetto, e uno schizzo di Carlo Scarpa. Non sono mancati schizzi incomprensibili come quello del Guggenheim di Bilbao. E stravolgimenti di progetti in cui l’assetto canonico di una casa viene completamente smontato e ricostruito in maniera nuova.
Dal catturare l’idea alla rappresentazione del progetto. Sullo sfondo sempre la città immaginata. Bonnier, Perret, Sant’Elia: progetti di edifici a torre, grattacieli e di una centrale elettrica. Si tratta di disegni fatti a mano, con la china, che richiedono settimane di lavoro. Proprio come fa il fumettista. Unica differenza, ha fatto notare Piergiorgio Romano, il mancato passaggio del tempo sui progetti.
Effettivamente, contrariamente ai disegni dei palazzi che si ritrovano nei fumetti, spesso pieni di crepe, rovinati, specchio del tempo che passa, gli architetti si limitano a disegnare (ovviamente? forse) strutture perfette.
Tra i tanti lavori mostrati e i tanti architetti, è stato descritto anche il progetto di un percorso pedonale, vincitore di concorso, di [archiattack]. Immaginato, pensato, realizzato come una tavola e comunicato con linguaggio fumettistico. “Personaggi” disegnati e situazioni rappresentate, come la molteplice funzione di un elemento architettonico che ora funge da seduta, ora da cestino gettacarte, ora da base per un punto luce.
A conclusione del suo intervento Romano ha mostrato le realizzazioni della maggior parte dei disegni precedentemente descritti puntando l’attenzione soprattutto su costruzioni particolari e fuori dal canonico, come la casa trasparente dello studio Fujimoto, o la casa con gli alberi dentro.
Ad assistere al “botta e risposta” fra Architettura e Fumetto un nutrito gruppo di appassionati delle due arti che hanno goduto, per la prima volta, della loro inedita compresenza.
(Marzia Giardiello - fonte il vaglio)
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| Yona Friedman |
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| Mc Cay |
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| Auguste Perret |
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| Antonio Sant'Elia |
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| OMA |
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| Yona Friedman |
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| Archigram |
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| Atelier Bow Wow |
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| BIG architects | yes is more |
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| ETH | MetroBasel |
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| Jean Dubuisson |
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| ETH | MetroBasel |
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| Yona Friedman |
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| Building Stories |
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| Little Nemo |
7 marzo 2013
le città visibili | The Reversible Destiny Lofts
I Reversible Destiny Lofts vogliono complicare la vita con un ambiente in cui tutto è lontano dalle nostre abitudini, stridente con i canoni dell'armonia. Colori forti e in contrasto creano a lungo sensazioni di fastidio, pavimenti inclinati e passaggi stretti costringono a piegamenti e flessioni, in un continuo esercizio fisico. Tutto è pensato per impedire al corpo e alla mente di smettere di funzionare.
18 gennaio 2013
mostra Buchi Neri in Campania | provincia di Benevento | open call
A chi è rivolta l'iniziativa?
L'iniziativa è rivolta ad architetti e studenti di architettura.
Cosa sono i Buchi Neri?
Edifici (pubblici) incompiuti, dismessi
Spazi (pubblici) abbandonati o trascurati
Cosa si deve elaborare?
Proposte, idee, progetti che riguardino edifici incompiuti e luoghi abbandonati o trascurati la cui storia è spesso lunga e complessa, ubicati nella provincia di Benevento.
Suggerire visioni che portino verso il riuso, la riqualificazione o, se necessario, la demolizione.
“Buchi Neri” da ripensare, attraverso il progetto architettonico, come opportunità invece che come problemi, in grado di offrire grandi potenzialità e occasioni di sviluppo per l’economia, il turismo e il lavoro nel nostro territorio.
Quali sono i temi?
1) SANITA'
2) CASERME
3) CAVE
4) SPAZI PUBBLICI
5) EDIFICI PUBBLICI
6) AREE FERROVIARIE
7) AREE INDUSTRIALI e/o produttive PRIVATE
Cosa bisogna presentare?
1 tavola A1 da stampare su FOREX da 3 mm
- Disegni e immagini leggibili anche ai “non addetti ai lavori”
- Breve descrizione
- Costi e strategia economica-finanziaria funzionale al recupero.
Mostra delle tavole di progetto
Le tavole selezionate saranno esposte nell'ambito di NewItalianBlood ARCHITETTURA/TERRITORIO/ECONOMIA, un mese di grandi eventi sull’architettura che si terrà a maggio 2013 presso l'Ex Tabacchificio Centola - Pontecagnano/Salerno.
- esposizioni
- dibattiti
- workshop
- seminari
- conferenze
- lezioni magistrali
- mostra sul concorso internazionale “Green Boulevards” x Ro-Sa
- mostra “buchi neri” in Campania
- premio Nib top10 Under 36 Quinta Edizione - Architettura/Paesaggio/Design
- mostra dei giovani architetti salernitani (GAS)
- presentazione nuovi concorsi
Dove va inviata la tavola e quando?
Effuettua la preiscrizione inviando i tuoi dati (nome, cognome, città, email, telefono) ed i dati del progetto (nome e luogo del progetto) entro il 31 gennaio 2013 a archiattack@archiattack.it
Gli elaborati dovranno essere consegnati entro il 15 marzo 2013 a:
NIB Newitaliablood
via Andrea Sabatini, 6
84121
Salerno
per maggiori informazioni:
arch. Piergiorgio Romano
piergiorgio@archiattack.it
3389587887
25 ottobre 2012
GREEN BOULEVARDS: CONCORSO INTERNAZIONALE ONLINE

GREEN BOULEVARDS: CONCORSO INTERNAZIONALE ONLINE
PADIGLIONE ITALIA > BIENNALE DI ARCHITETTURA - VENEZIA 2012
Obiettivo del concorso è il design di dispositivi per la produzione di energia e l'inserimento appropriato o, meglio ancora, artistico ed evocativo nel paesaggio. L’ambito geografico per l’applicazione è l’asse di riequilibrio RO-SA, distretto turistico sostenibile internazionale con oltre 10 milioni di abitanti tra Roma e Salerno.
Primi premi > 10.000 Euro, 6 Borse > 5.000 Euro (Totale 30.000 Euro), 10 Menzioni
Iscrizione e consegna online su Nib > dal 5 Ottobre al 15 Novembre 2012
15 settembre 2012
concorso per la riqualificazione Lungomare Duilio di Favignana
Favignana è uno di questi luoghi. Con candore e senza clamore, e con una natura che si prende tutto: lo sguardo, i sensi, i ricordi. Intervenire in un contesto del genere con un progetto di architettura fa tremare i polsi perché si rischia di fare solo rumore, di attirare lo sguardo perché si è fuori contesto.
Partendo da questa premessa fondamentale il progetto si è articolato per predisporre un luogo capace di incorporare la natura, farla diventare parte essenziale della piazza, come un materiale tra gli altri. Segni semplici, quasi banali, ma necessari. Nessuna gerarchia, anche il monumento ai caduti trova la sua migliore espressione in una volontaria rinuncia al gesto compositivo appariscente. La piazza è il Monumento, non lo contiene, lo evoca.
Volgendo lo sguardo all’orizzonte, verso il mare, si possono sentire le voci e i sogni spezzati dei caduti delle guerre, dei pescatori annegati nelle loro necessità e di tutta l’umanità semplice a cui non interessano cerimonie e discorsi. Saranno le cose semplici ad onorarli: la prima corsa di un bambino, la carezza del vento, l’ombra ad agosto, il cielo stellato. Il resto lo fa Favignana, lo fa il mare e lo fa l’attesa serena di un nuovo ricordo.
L’idea di progetto si sviluppa attorno ad una doppia quinta muraria che abbraccia lo spazio pubblico. Questa doppia quinta è un muro di altezza crescente e permeabile allo sguardo che incornicia punti di vista privilegiati verso il paesaggio circostante ed è realizzata in conglomerato cementizio intonacato a calce. Essa è divisa in due elementi: un primo elemento, che guarda verso il mare, ha una altezza che parte dalla quota della pavimentazione fino ad arrivare nel suo punto più alto a 4m, e che lungo il suo sviluppo è alleggerito attraverso aperture di dimensioni variabili. Esso definisce e protegge lo spazio più interno della piazza senza chiuderlo; un secondo elemento, posto lateralmente, ha una altezza che dalla quota del pavimento arriva fino a 2,5m, e si presenta come un segno più compatto e discreto che accompagna lo sguardo verso il mare.
Grazie a queste quinte il cuore della piazza trova una dimensione intima tipica di un luogo d’incontro semplice e protettivo: le aree verdi, le sedute, i cubi e i chioschi danno nuova vita allo spazio pubblico che entra potentemente a far parte del paesaggio, generando uno spazio da percorrere liberamente, permeabile da transiti e da tracciati, in cui ogni punto di sosta dischiude uno scorcio sempre diverso: questo spazio accoglie momenti di gioia, di contemplazione e di malinconica attesa; lascia sempre a chi lo vive una libera scelta, come la possibilità di sdraiarsi all’ombra, di sedersi al sole, o di chiacchierare al chiaro di luna. Questo rende la piazza un luogo a misura d’uomo.
La piazza è abitata così da una serie di elementi essenziali che definiscono un luogo in cui si incrociano elementi differenti, ognuno dei quali contribuisce alla dimensione e alla forma dell’insieme. La riflessione sui vari componenti di cui il progetto di riqualificazione si compone diventa occasione per riconnettere la piazza con il suo contesto unico. L’intervento proposto pur modificando radicalmente l’aspetto della piazza è stato articolato in modo da preservare gli alberi esistenti recuperandoli tutti. Poiché il rapporto con la natura è un rapporto essenziale ed importante per tutte le persone, si è voluto privilegiare una fruizione libera delle aiuole, che sono state portate alla stessa quota del livello pavimentato della piazza, quindi direttamente fruibili dalle persone che troveranno un posto in cui soffermarsi, cosa resa attualmente impossibile dalle aiuole esistenti, che creano una separazione netta tra percorsi e aiuole.
Alla sostenibilità e alla leggerezza del verde si unisce un sistema di elementi dalla geometria cubica in un armonico rapporto tra spazi vuoti e spazi pieni. Si tratta di elementi di 3×3m da realizzare in cemento armato, rivestiti di tufo all’interno e di maioliche realizzate artigianalmente all’esterno. Due di questi cubi diventano poi dei veri e propri chioschi, come richiesto dal bando, per la rivendita di bibite e gelati che in tal modo vengono armonicamente integrati con l’architettura complessiva della piazza. I cubi divengono dunque punti privilegiati di pausa, dove poter trovare rifugio nelle assolate giornate estive, piccoli angoli di solitudine nella confusione delle sere d’estate, ripari indispensabili nei rari giorni di pioggia. I cubi hanno anche la funzione di comunicare con la città attraverso un gioco comunicativo affidato alle maioliche che ne rivestono le facce esterne verticali.
Le maioliche, di dimensione ordinaria 15×15cm, viste da vicino appariranno come un disordinato susseguirsi di colori e decori, un omaggio alla architettura “dialettale” che si sviluppa nelle piccole comunità, dove la creatività spontanea degli abitanti alle volte si concretizza in un coloratissimo riutilizzo delle maioliche di scarto come rivestimento di facciate. Se però osserviamo le facce dei cubi rivestite in maiolica da più lontano, nel loro insieme, grazie ad una sapiente combinazione di decorazioni differenti ottenuta con l’ausilio di un software, restituiranno la visione di una decorazione realizzata in grande scala.
A limite dell’area centrale, verso il mare, troviamo la grande panca. Questa assume una duplice valenza, quella, cioè, di essere nel medesimo tempo un “dentro” e un “fuori”: un dentro come nodo di riferimento della socialità urbana che si instaura all’interno della piazza e un fuori perché, posizionata in corrispondenza della ampia finestra della quinta, diventa il punto di vista privilegiato per guardare il mare. La grande panca costituisce anche il luogo ideale dive collocare la scultura in bronzo, opera che rappresenta l’uomo comune che guardando verso l’orizzonte come detto in premessa rievoca i caduti delle guerre, le vittime civili, i caduti sul lavoro. La statua è posta tra le persone, al loro stesso livello, senza piedistallo a sottolineare l’assenza di retorica quanto piuttosto sottolineare una vicinanza empatica. In questo paesaggio di contaminazioni di pezzi, si instaura il sistema delle lunghe panche, che vanno da una lunghezza di min 9m a max 15m. Questi segni, in prima istanza, svolgono la loro funzione essenziale di seduta, sia quelle nella parte antistante la piazza, in diretto contatto visivo con il mare, sia quelle all’interno; queste ultime in seconda istanza si trasformano come la possibilità di far nascere naturalmente la piazza dal suolo riprendendone le tracce attuali.
La scelta dei materiali ha tenuto conto della volontà di rendere l’intervento sostenibile economicamente. Per potere perseguire l’obiettivo di dare forza e carattere all’intervento abbiamo puntato su materiali dalla tecnologia consolidata, facilmente reperibili, dalle caratteristiche tecniche stabili nel tempo, perché abbiamo cercato di dare al nostro progetto anche la forza di conservarsi nel corso degli anni. Materiali semplici ma inseriti in un contesto formale originale e fluido.





































